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Verona romana: la città che i romani costruirono per durare duemila anni

15/06/2026
Veduta panoramica dall'alto del Teatro Romano di Verona, che mostra l'antica cavea semicircolare in pietra, il palcoscenico allestito con strutture moderne per spettacoli, il fiume Adige che scorre alle spalle e lo storico Ponte Pietra sullo sfondo.

Verona era romana prima di essere medievale, prima di essere shakespeariana, prima di essere tutto quello che i turisti di solito vengono a cercare. E di quella Verona, stranamente, rimane moltissimo — molto di più di quanto ci si aspetti camminando per il centro storico senza sapere dove guardare.

L’Arena la conosce quasi tutti. Ma quanti sanno che sotto Piazza delle Erbe ci sono ancora le fondamenta del foro romano? Che Porta Borsari in origine si chiamava Porta Iovia, dedicata a Giove, e che il suo nome attuale viene dai soldati medievali che ci riscuotevano i dazi? Che Ponte Pietra, il ponte più antico della città, è stato fatto saltare in aria nel 1945 e ricostruito recuperando i blocchi di pietra uno per uno dal letto del fiume?

La Verona romana non è un capitolo chiuso di storia antica. È una città ancora viva sotto quella attuale, leggibile a chi sa come leggerla.

Una posizione che non si sceglie per caso

I romani non fondavano le città a caso. Quando nel I secolo a.C. trasformano Verona da piccolo insediamento in colonia pianificata, lo fanno perché quella posizione vale oro dal punto di vista strategico.

C’è il fiume Adige, che compie un’ansa quasi completa intorno all’area urbana: difende tre lati della città senza bisogno di costruire mura. C’è la Via Postumia — la grande strada consolare che collegava Genova ad Aquileia attraversando tutta la pianura Padana — che passa proprio di qui, trasformando Verona nel nodo viario più importante del nord Italia. C’è il Lago di Garda a pochi chilometri, allora chiamato Benacus, che garantisce risorse idriche e comunicazioni verso l’arco alpino. E c’è il Brennero, il valico naturale verso il nord Europa, raggiungibile risalendo la val d’Adige.

I generali romani capiscono subito che chi controlla Verona controlla il traffico tra il Mediterraneo e l’Europa centrale. La città viene pianificata di conseguenza: con la precisione ortogonale tipica di Roma, con un foro al centro, con strade lastricate che durano secoli.

L’Arena: costruita fuori dalle mura, diventata il cuore della città

L’Arena di Verona è il terzo anfiteatro romano più grande ancora esistente al mondo, dopo il Colosseo e l’Anfiteatro di Capua. Fu costruita nella metà del I secolo d.C., fuori dalle mura della città romana — come quasi tutti gli anfiteatri romani, per evitare assembramenti nel centro urbano durante gli spettacoli. Poteva contenere circa 30.000 spettatori.

Un dettaglio che quasi nessuno conosce: nel 69 d.C., durante la guerra tra Vitellio e Vespasiano, l’imperatore Vespasiano scelse Verona come base militare proprio perché l’Arena si trovava fuori dalle mura, rendendole inutili ai fini difensivi. Decise allora di far scavare un fossato supplementare a sud della città — l’Adigetto — che divenne poi una delle caratteristiche del paesaggio urbano medievale.

Quello che vediamo oggi è quasi interamente l’anfiteatro originale, con una sola grande differenza: manca quasi tutta la cinta esterna. Ne sopravvive un solo frammento sul lato nord — quattro arcate che i veronesi chiamano l’Ala — che mostrano come doveva apparire la struttura prima che un forte terremoto nel 1183 distruggesse il terzo anello di arcate. I materiali crollati furono usati per costruire la città medievale. L’Arena ha sempre riciclato i propri detriti.

Porta Iovia: l’ingresso che i pellegrini vedevano per primo

Chi arrivava a Verona percorrendo la Via Postumia da ovest, da Genova o da Milano, si trovava di fronte a Porta Borsari. In epoca romana si chiamava Porta Iovia — dal tempio dedicato a Giove Lustrale che sorgeva nelle immediate vicinanze. Era l’ingresso principale alla città, e come tale era stato costruito con tutti gli onori: due ordini sovrapposti di finestre ad arco, colonne corinzie, decorazioni che comunicavano la potenza e il prestigio di Verona.

Il nome Borsari arriva molto più tardi, nel Medioevo, dai bursarii — i soldati che stazionavano qui a riscuotere i dazi sulle merci in transito. È uno di quei casi in cui il nome medievale ha oscurato quello romano, ma l’edificio racconta ancora chiaramente la sua storia originale: si vede nella simmetria della facciata, nelle proporzioni degli archi, nella qualità del calcare veronese utilizzato.

Passare sotto Porta Borsari significa letteralmente entrare nella città romana. Oltre l’arco, il corso che si apre davanti — Corso Cavour prima, poi Corso Porta Borsari — ricalca esattamente il decumano massimo, l’asse est-ovest della pianificazione romana. Si cammina su una strada che i romani hanno progettato duemila anni fa.

Piazza delle Erbe: il foro sotto il mercato

Piazza delle Erbe è una delle piazze più vivaci d’Italia, con i suoi banchi del mercato, i palazzi affrescati, il rumore e il colore tipici di un luogo vissuto da secoli. Quello che quasi nessuno immagina, camminandoci, è che sta camminando sull’antico foro romano di Verona.

Il foro era il centro politico, economico e religioso di ogni città romana: il luogo delle assemblee, del tribunale, del tempio principale. A Verona si trovava esattamente qui, nell’area che ancora oggi coincide con la piazza. Sotto i sampietrini e le fondamenta dei palazzi ci sono ancora i resti del Capitolium — il tempio dedicato alla triade capitolina di Giove, Giunone e Minerva — ritrovati durante scavi nell’Ottocento e ancora oggi parzialmente visitabili nei sotterranei di alcuni edifici.

L’incrocio del decumano massimo con il cardo massimo — l’asse nord-sud — avveniva proprio qui, nell’area del foro. Significa che Piazza delle Erbe è il punto esatto attorno a cui i quattro ingegneri romani incaricati della fondazione della colonia hanno disegnato tutta la città. Il mercato medievale, i tavolini dei bar, le bancarelle dei souvenir: tutto sopra la croce che Roma ha tracciato duemila anni fa.

Ponte Pietra: cinque arcate, tre epoche, una storia sola

Ponte Pietra è il ponte più antico di Verona, e uno dei ponti romani meglio documentati d’Italia. La sua storia inizia probabilmente prima dell’89 a.C. — la mancanza di allineamento con il reticolo stradale romano fa pensare che esistesse già prima della pianificazione della colonia, forse come attraversamento primitivo del guado naturale dell’Adige.

Quello che rende Ponte Pietra visivamente unico è la diversità dei suoi materiali: le due arcate sul lato sinistro sono ancora quelle romane originali, in pietra bianca. Le due arcate di destra sono medievali, in mattoni rossi, ricostruite tra il XIII e il XIV secolo dagli Scaligeri. L’arcata centrale è veneziana, del 1520, opera di fra’ Giocondo. Il ponte è un atlante dell’architettura veronese, leggibile in cinque campate.

Il 24 aprile 1945 i soldati tedeschi in ritirata fecero saltare tutti i ponti cittadini. Di Ponte Pietra rimase integra solo l’arcata verso città. Quello che successe dopo è una delle storie più belle della storia della conservazione italiana: il soprintendente Piero Gazzola decise di ricostruire il ponte per anastilosi — recuperando dal letto del fiume ogni singolo blocco di pietra, catalogandolo e rimettendolo al suo posto. I lavori durarono dal 1957 al 1959. Il ponte che si cammina oggi è fatto degli stessi blocchi di quello romano. Ogni pietra è stata ripescata, numerata, restituita.

Il Teatro Romano e il Museo Archeologico: oltre l’Adige

Sulla riva sinistra dell’Adige, ai piedi del Colle di San Pietro, c’è un secondo grande monumento romano che la maggior parte dei turisti non raggiunge: il Teatro Romano. Costruito nel I secolo a.C., sfrutta il pendio naturale del colle per la cavea — la soluzione tipica dei teatri romani, opposta a quella degli anfiteatri che si autosostengono strutturalmente. Il palcoscenico affacciava sul fiume; la scena sullo sfondo era il cielo e le colline.

Il Teatro Romano non è mai caduto completamente in disuso: nel Medioevo ci furono costruite sopra case e chiese, che lo occultarono per secoli. Fu riscoperto e scavato nell’Ottocento. Oggi ospita ogni estate l’Estate Teatrale Veronese. Recitare o guardare uno spettacolo lì, con la città illuminata sullo sfondo e il fiume sotto, è un’esperienza che non assomiglia a nessun altro teatro al mondo.

Sopra il teatro, raggiungibile con un ascensore ricavato nella roccia, si trova il Museo Archeologico di Verona: mosaici, iscrizioni, statue, oggetti della vita quotidiana che raccontano come si viveva nella Verona del I–IV secolo d.C. È il posto giusto per collegare tutti i pezzi visti in città a una storia complessiva.

Informazioni Aggiuntive

Per scoprire la Verona romana in profondità — dall’Arena alla Via Postumia, da Porta Borsari al foro sotto Piazza delle Erbe, fino a Ponte Pietra e al Teatro Romano — Guide Center Verona propone la Visita Guidata Verona Romana: un percorso guidato con guide autorizzate che conoscono ogni strato di questa città.

FAQ

Cosa rimane della Verona romana?

Verona conserva un patrimonio romano eccezionale: l’Arena (anfiteatro del I sec. d.C., terzo più grande al mondo ancora esistente), il Teatro Romano (I sec. a.C.) con il Museo Archeologico, Porta Borsari (già Porta Iovia, I sec. a.C./d.C.), Porta Leoni, Ponte Pietra (il più antico della città, con le due arcate romane originali ancora visibili), il tracciato del decumano massimo lungo Corso Porta Borsari, e i resti del foro romano sotto Piazza delle Erbe.

Quando è stata costruita l’Arena di Verona?

L’Arena fu costruita nella metà del I secolo d.C., fuori dalle mura della città romana dell’epoca. Poteva contenere circa 30.000 spettatori. È il terzo anfiteatro romano più grande ancora esistente al mondo, dopo il Colosseo di Roma e l’Anfiteatro di Capua. La cinta esterna fu quasi interamente distrutta da un terremoto nel 1183; ne sopravvive un frammento di quattro arcate sul lato nord, chiamato l’Ala.

Perché Porta Borsari si chiama così?

In epoca romana la porta si chiamava Porta Iovia, dal tempio dedicato a Giove Lustrale che sorgeva nelle vicinanze. Era l’ingresso principale della città sulla Via Postumia. Il nome Borsari arriva nel Medioevo, dai bursarii — i soldati che stazionavano qui a riscuotere i dazi sulle merci in transito.

Ponte Pietra è veramente romano?

Sì, Ponte Pietra è il ponte romano più antico di Verona. Le due arcate sul lato sinistro sono ancora quelle originali in pietra bianca. Le altre arcate sono medievali (scaligere, XIII–XIV sec.) e veneziane (1520). Il 24 aprile 1945 il ponte fu fatto saltare dai tedeschi in ritirata: venne ricostruito tra il 1957 e il 1959 recuperando dal letto del fiume ogni singolo blocco originale e rimettendolo al suo posto.

Vale la pena visitare il Teatro Romano di Verona?

Sì, il Teatro Romano è uno dei monumenti romani meno frequentati ma più affascinanti di Verona. Costruito nel I sec. a.C., sfrutta il pendio del Colle di San Pietro per la cavea. Sopra di esso si trova il Museo Archeologico, con una delle più importanti collezioni di reperti romani della regione. Ogni estate ospita l’Estate Teatrale Veronese: assistere a uno spettacolo nel teatro romano con la città sullo sfondo è un’esperienza rara.