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Romeo e Giulietta a Verona: la storia vera dietro il mito di Shakespeare

07/05/2026
coppia in costume d'epoca che rappresenta Romeo e Giulietta nell'atto di biaciarsi

Ogni anno milioni di turisti vengono a Verona cercando un balcone, una tomba, un cortile. Cercano qualcosa che Shakespeare ha reso immortale nel 1596, quasi trecento anni dopo che i fatti — se mai ci sono stati — avrebbero dovuto svolgersi. Il paradosso è affascinante: una storia che forse non è mai accaduta ha trasformato per sempre una città reale.

Ma dietro la leggenda c’è qualcosa di più complesso e interessante di quanto si immagini. La storia di Romeo e Giulietta non è nata dalla fantasia di Shakespeare: è arrivata a lui dopo un viaggio lungo quasi un secolo, attraverso l’Italia, la Francia e l’Inghilterra, passando per le mani di almeno cinque scrittori diversi. E Verona era già al centro di tutto, molto prima che il Bardo mettesse penna su carta.

Prima di Shakespeare: Luigi da Porto e la nascita della storia

La storia di Romeo e Giulietta nasce nel 1531, non in Inghilterra ma nel Veneto. È Luigi da Porto, un nobile capitano vicentino rimasto paralizzato durante le guerre di Cambrai, a scriverla per primo in forma letteraria nella sua “Historia novellatamente ritrovata di due nobili amanti”. Da Porto ambienta la storia a Verona, al tempo della signoria di Bartolomeo della Scala — il fratello di Cangrande, lo stesso che aveva accolto Dante in città.

La scelta di Verona non è casuale. Da Porto aveva letto Dante, e sapeva che nel VI canto del Purgatorio il Sommo Poeta citava esplicitamente i Montecchi e i Cappelletti come famiglie rivali simbolo delle lotte di fazione che insanguinavano l’Italia medievale. Quei nomi erano già noti, già carichi di storia. Da Porto li prese e costruì sopra una vicenda d’amore tragico.

I Montecchi — o Monticoli, come erano più spesso chiamati — erano un casato ghibellino realmente esistito a Verona. I Cappelletti erano invece una famiglia guelfa di Cremona, che la tradizione aveva per lungo tempo confuso con i veronesi. La prima traccia documentata di una famiglia Cappelletti a Verona risale solo al 1427: un centinaio di anni dopo i fatti che la leggenda racconta.

Il lungo viaggio verso Shakespeare: da Bandello al Bardo

La storia di Da Porto piacque subito e cominciò a circolare. Nel 1554 Matteo Bandello, prolifico novelliere italiano, la riprese nella sua raccolta e la arricchì di dettagli vividi: aggiunse la figura della nutrice, descrisse con precisione i luoghi di Verona, rese i personaggi più realistici. Fu la versione di Bandello a diffondersi in tutta Europa.

Dal francese di Pierre Boaistuau, che la tradusse nel 1559 aggiungendo moralismo e sentimento, la storia passò in inglese: prima come prosa nella raccolta di William Painter (1567), poi come poema narrativo di Arthur Brooke nel 1562. Fu proprio quest’ultimo testo — il “Tragical History of Romeus and Juliet” di Brooke — la fonte principale che Shakespeare ebbe tra le mani quando scrisse la sua tragedia tra il 1594 e il 1596.

C’è un dettaglio che questo viaggio tra le lingue rivela con chiarezza: il cambio di nome da Cappelletti a Capuleti. Da Porto usava “Cappelletti”, e così Bandello. Ma quando Boaistuau tradusse in francese, i nomi italiani si deformarono leggermente nel passaggio, come spesso accade. Brooke riprese quella forma adattata, e Shakespeare la ereditò quasi senza modificarla. Il risultato è che il nome con cui il mondo intero conosce la famiglia di Giulietta — Capuleti in italiano, Capulet in inglese — è una storpiatura accumulata di traduzione in traduzione. I veri Cappelletti veronesi, ammesso che siano mai esistiti, non avrebbero riconosciuto il proprio nome.

Shakespeare non ha mai messo piede a Verona. Ha conosciuto la città attraverso le pagine di altri, e l’ha trasformata nell’ambientazione più famosa della letteratura mondiale. Il Principe di Verona — “Escalo” nel testo originale — rimanda chiaramente agli Scaligeri. La famiglia dei rivali si chiama come i loro nemici storici. La Verona che Shakespeare immagina è costruita su una realtà medievale autentica, filtrata attraverso decenni di riscritture.

La Casa di Giulietta: come nasce un mito turistico

Il cortile di Via Cappello 23 è oggi uno dei luoghi più visitati d’Italia. Eppure la sua storia come “Casa di Giulietta” è molto più recente di quanto si pensi. L’edificio era documentato nel 1351 come semplice “hospitium a cappello” — un albergo con il simbolo del cappello — di proprietà degli eredi di un certo Antonio Cappello. Il collegamento con i Capuleti shakespeariani è avvenuto molto più tardi, per attribuzione popolare: i turisti dell’Ottocento, già affascinati dalla tragedia, cercavano insistentemente i luoghi della storia e lo stemma del cappello sull’entrata sembrava una prova sufficiente.

Il balcone, simbolo per eccellenza della scena più famosa del teatro mondiale, è stato aggiunto all’edificio nel Novecento, adattando un antico sarcofago. La statua di Giulietta nel cortile è opera dello scultore Nereo Costantini ed è del 1969. Il Club di Giulietta — l’associazione che risponde alle lettere d’amore inviate da tutto il mondo a “Giulietta, Verona, Italia” — nasce nel 1972. Il mito si è costruito strato su strato, in tempi relativamente recenti, intorno a una storia che non ha mai avuto un’unica fonte storica definitiva.

Eppure questo non lo rende meno reale. Un luogo che per decenni ha ricevuto lettere d’amore da ogni angolo del mondo, che ha ispirato film e spettacoli, che ha cambiato la percezione globale di una città, ha una propria consistenza culturale che va ben oltre la questione dell’autenticità storica.

La Verona che Shakespeare ha immaginato: i luoghi del mito

Percorrere la Verona shakespeariana significa muoversi su due piani sovrapposti: quello storico medievale — la Verona degli Scaligeri, delle fazioni, delle lotte tra Guelfi e Ghibellini — e quello letterario, costruito da da Porto, Bandello, Brooke e infine Shakespeare sopra quella realtà.

Piazza dei Signori è il cuore politico della Verona scaligera, il luogo dove il Principe di Verona avrebbe esercitato il suo potere. È qui che nella tragedia vengono pronunciati i verdetti, le condanne, le amnistie. I palazzi degli Scaligeri che la circondano sono gli stessi che Dante frequentava: la sovrapposizione tra la Verona di Dante e quella di Shakespeare nello stesso spazio fisico è uno dei dettagli più straordinari di questa città.

La Chiesa di Santa Anastasia, capolavoro gotico del Trecento, fa da sfondo alla Verona medievale che i personaggi della storia avrebbero abitato. Piazza delle Erbe — l’antico foro romano, cuore commerciale della città medievale — è il tipo di spazio aperto in cui le risse tra le due fazioni sarebbero potute scoppiare in qualsiasi momento. La Casa di Romeo, in Via Arche Scaligere, appartenne davvero a una famiglia Montecchi: i Monticoli, casato ghibellino documentato nella Verona del Duecento e Trecento.

E poi c’è la Tomba di Giulietta, in un ex convento francescano a poca distanza dal centro: un sarcofago medievale in marmo che la tradizione ha associato alla protagonista della leggenda. Anche qui, il frate Lorenzo della storia shakespeariana richiama i francescani che gestivano quel convento. I dettagli si incastrano in modo suggestivo, anche quando la storia è chiaramente letteraria.

Shakespeare e Verona: un’altra opera che pochi ricordano

Romeo e Giulietta non è l’unica opera di Shakespeare ambientata a Verona. “I Due Gentiluomini di Verona” — considerata una delle sue prime commedie, scritta probabilmente intorno al 1590 — racconta la storia di due amici, Valentino e Proteo, che partono da Verona per Milano e si ritrovano coinvolti in intrighi sentimentali e avventure nel bosco. La città di Verona appare come punto di partenza e di ritorno, come il luogo delle radici e dell’identità.

Il fatto che Shakespeare abbia scelto Verona come ambientazione per due opere diverse — una tragedia e una commedia — non è irrilevante. Nella sua immaginazione, e in quella dei suoi contemporanei, Verona era già sinonimo di Italia romantica e drammatica: una città abbastanza nota da essere credibile come scenario, abbastanza lontana da poter essere liberamente reinventata.

Domande frequenti

Romeo e Giulietta sono esistiti davvero?

Non esistono prove storiche documentate che Romeo e Giulietta siano stati persone reali. La storia nasce come novella letteraria nel 1531, scritta da Luigi da Porto, che si ispirò ai Montecchi e ai Cappelletti citati da Dante nel Purgatorio. I Montecchi (o Monticoli) erano un casato ghibellino realmente esistito a Verona, mentre i Cappelletti erano principalmente una famiglia guelfa di Cremona. Shakespeare ha poi trasformato questa storia in una tragedia immortale nel 1596, senza mai visitare Verona.

Shakespeare è mai stato a Verona?

No. William Shakespeare non ha mai visitato Verona. Ha conosciuto la città attraverso le opere letterarie italiane che circolavano in Inghilterra, in particolare il poema di Arthur Brooke del 1562, a sua volta basato su versioni italiane e francesi della storia originale di Luigi da Porto. La Verona che Shakespeare immagina è una costruzione letteraria, non una descrizione diretta.

La Casa di Giulietta è autentica?

L’edificio di Via Cappello 23 è un palazzo medievale documentato dal 1351, originariamente un albergo con lo stemma del cappello. Il collegamento con i Capuleti shakespeariani è avvenuto per attribuzione popolare nell’Ottocento, quando i turisti cercavano i luoghi della storia. Il famoso balcone è stato aggiunto nel Novecento, e la statua di Giulietta è del 1969. Ciò non toglie nulla al fascino del luogo, che ha una propria consistenza culturale indipendente dalla questione dell’autenticità storica.

Quali sono i luoghi shakespeariani da vedere a Verona?

I luoghi principali del percorso shakespeariano a Verona sono: la Tomba di Giulietta in un ex convento francescano, la Casa di Giulietta con il balcone in Via Cappello, la Casa di Romeo in Via Arche Scaligere, Piazza dei Signori (sede del potere scaligero, il “Principe di Verona” della tragedia), la Chiesa di Santa Anastasia, e Piazza Bra con l’Arena.

Oltre a Romeo e Giulietta, quali altre opere di Shakespeare sono ambientate a Verona?

Shakespeare ha ambientato a Verona anche “I Due Gentiluomini di Verona”, considerata una delle sue prime commedie (scritta intorno al 1590). La commedia racconta la storia di due amici che partono da Verona per Milano e si ritrovano coinvolti in intrighi sentimentali. Verona appare anche in altri testi shakespeariani come sfondo o riferimento.

Per visitare i luoghi della Verona shakespeariana con la profondità che questa storia stratificata merita, Verona Guide propone la Visita Guidata Verona Shakespeariana: un itinerario nel centro storico che parte dalla Tomba di Giulietta e attraversa la Casa di Giulietta con salita al balcone, la Casa di Romeo, Piazza dei Signori, la Chiesa di Santa Anastasia e Piazza Bra. Le guide raccontano gli intrecci tra storia, leggenda e letteratura che hanno reso Verona la città dell’amore più famosa del mondo.