Opera all’Arena di Verona: duemila anni di spettacolo nelle stesse pietre
Era il 10 agosto 1913. La notte era calda, il cielo sopra Verona pieno di stelle, e l’Arena era stracolma come non lo era da secoli. In platea e sulle gradinate si mescolavano veronesi e stranieri arrivati da ogni parte d’Europa e d’America. Tra il pubblico c’erano Giacomo Puccini, Pietro Mascagni, Arrigo Boito. E, in disparte, un giovane scrittore ceco di trentuno anni che prendeva appunti: Franz Kafka.
Sul palco, tra scenografie monumentali con colonne egizie alte quanto le arcate romane, andava in scena l’Aida di Giuseppe Verdi. Era la prima opera lirica mai rappresentata nell’anfiteatro. Fu un successo clamoroso. I giornali dell’indomani scrissero di “un delirante entusiasmo di una folla cosmopolita”. E quella notte, quasi per caso, nacque la più grande stagione lirica all’aperto del mondo.
Ma l’Arena era lì da quasi duemila anni. E la sua storia, prima di arrivare a quella notte d’agosto, era stata tutt’altro che romantica.
Dal sangue alla musica: cosa succedeva in Arena prima dell’opera
L’Arena fu costruita intorno al 30 dopo Cristo, tra il regno di Augusto e quello di Claudio. La sua funzione originaria era chiara: ospitare combattimenti di gladiatori, cacce ad animali feroci ed esotici, e spettacoli pubblici di ogni tipo. Poteva contenere circa trentamila spettatori. Era, nei termini dell’epoca, uno stadio.
I gladiatori erano per lo più schiavi addestrati al combattimento, suddivisi in categorie in base alle armi e alle armature: il murmillo con scudo e spada, il retiario con rete e tridente, il secutor con elmo e spada corta. Si affrontavano in duelli spesso all’ultimo sangue, davanti a una folla che parteggiava rumorosamente. Plinio il Giovane cita esplicitamente l’Arena di Verona in una lettera, parlando di spettacoli gladiatori offerti alla città in memoria di una moglie defunta. Ma gli anfiteatri romani non erano solo luoghi di violenza: ospitavano anche spettacoli teatrali, esibizioni musicali e cerimonie pubbliche. Il legame tra Verona e la musica, che la guida della visita areniana racconta come qualcosa che “affonda le radici già in epoca romana”, non è dunque una metafora — è storia documentata.
Con la fine dell’Impero Romano e l’affermazione del Cristianesimo, i giochi gladiatori vennero proibiti dall’imperatore Onorio nel 404 d.C. L’Arena rimase in piedi, ma entrò in un lungo periodo di trasformazioni e abbandoni parziali. Nel Medioevo divenne luogo di processi per combattimento: chi aveva una causa legale incerta poteva affidarsi a un lottatore professionista, detto campione, che combatteva al suo posto davanti alla folla. Anche Dante, durante il suo soggiorno veronese, assistè a uno di questi scontri e lo descrisse in un canto dell’Inferno.
Nel 1278, dentro l’Arena, furono bruciati sul rogo circa duecento eretici catari. Nel Medioevo si tennero tornei cavallereschi. In epoca veneziana si svolgevano corride tra tori e mastini. Nel 1805, Napoleone vi assisté a uno spettacolo. Le stesse pietre che oggi reggono il palcoscenico dell’opera hanno visto cose che è difficile immaginare guardando la scena illuminata di una notte d’estate.
Come si salva un anfiteatro: le scelte che hanno tenuto in piedi l’Arena
L’Arena non è sopravvissuta da sola. È sopravvissuta grazie a una serie di decisioni precise, prese nel corso dei secoli, che ne hanno impedito la demolizione o il degrado definitivo.
Il primo grande pericolo arrivò subito. Sotto il regno di Teodorico, nel V e VI secolo, l’anello più esterno dell’anfiteatro fu in parte demolito: le pietre servivano per costruire le nuove mura difensive della città, e l’altezza dell’Arena — trenta metri, ben al di sopra delle mura — la rendeva pericolosa in caso di assedio, perché un nemico avrebbe potuto occuparla come fortezza sopraelevata. Del magnifico anello esterno, che in origine circondava l’intero anfiteatro con settantadue archi su tre ordini, rimane oggi solo un frammento di quattro archi: la cosiddetta Ala, che si vede ancora oggi sporgere dal corpo principale come un brandello di facciata superstite.
Nel 1117 un terremoto violentissimo — il più forte mai registrato nel nord Italia fino a quel momento — distrusse gran parte di quello che restava dell’anello esterno. Le pietre crollate finirono per essere riutilizzate in altre costruzioni cittadine. Ma la cavea interna, la parte dove siede il pubblico, rimase sostanzialmente intatta.
Fu nel Rinascimento che l’Arena trovò i suoi primi veri difensori. Artisti e architetti come Giovanni Maria Falconetto, Fra Giovanni da Verona e poi Andrea Palladio iniziarono a studiarla, rilevarla, pubblicarne disegni. La cultura rinascimentale aveva riscoperto l’antichità come valore, e l’Arena era improvvisamente diventata un monumento da preservare anziché una cava di marmo. Nel 1537 fu allontanata definitivamente la colonia di prostitute che da secoli occupava gli arcovoli esterni, sostituita da artigiani e commercianti. Nel Cinquecento cominciò il primo vero restauro sistematico della cavea.
I lavori più importanti del Novecento si svolsero tra il 1953 e il 1960: consolidamento strutturale con cavi in acciaio armonico, recupero degli arcovoli dagli usi impropri, rifacimento della pavimentazione, restauro dell’intero anello esterno. Fu in quegli anni che l’Arena assunse l’aspetto che ha oggi.
Il 10 agosto 1913: come un’idea a caso diventò una tradizione centenaria
L’idea di portare l’opera lirica nell’Arena nacque quasi per scherzo. Giovanni Zenatello, tenore veronese di fama internazionale, si trovava un giorno con degli amici all’interno dell’anfiteatro. Quasi per gioco, intonò un’aria. Tutti rimasero colpiti dall’acustica straordinaria: la voce riempiva l’Arena senza amplificazione, rimbalzando sulle pietre con una perfezione inattesa.
L’idea prese forma rapidamente. Era il 1913, anno del centenario della nascita di Giuseppe Verdi. Zenatello convincì l’impresario teatrale Ottone Rovato a organizzare una grande rappresentazione nell’anfiteatro. La scelta dell’opera fu naturale: l’Aida, la più spettacolare di Verdi, quella che richiedeva elefanti vivi in scena, cori immensi, scenografie monumentali. Un’opera pensata per spazi enormi.
Per le scenografie fu chiamato Ettore Fagiuoli, un giovane architetto veronese senza alcuna esperienza teatrale. Proprio per questo motivo — ragionarono gli organizzatori — avrebbe affrontato il problema senza preconcetti. Fagiuoli prese una decisione radicale: eliminò il concetto stesso di fondale dipinto. Le gradinate e gli archi in pietra rossa dell’Arena sarebbero diventate parte della scenografia. Davanti a esse posizionò enormi colonne a tutto tondo, statue gigantesche, tende. L’antico Egitto dell’Aida e la Verona romana si sovrapposero visivamente, creando un effetto che nessun teatro chiuso avrebbe potuto replicare.
La sera del 10 agosto 1913, l’anfiteatro era pieno. Erano arrivati spettatori da ogni parte d’Italia e d’Europa, tra risse e ressa all’ingresso. Il successo fu immediato e totale. L’anno successivo la stagione si ripeté. E da allora — salvo le interruzioni forzate delle due guerre mondiali e della pandemia del 2020 — l’Arena di Verona ospita ogni estate il Festival Lirico, che ha portato sul suo palco Maria Callas, Luciano Pavarotti, Plàcido Domingo, Franco Zeffirelli come direttore artistico, e ogni anno centinaia di migliaia di spettatori da tutto il mondo.
L’Aida è l’unica opera ad essere stata inserita in cartellone ogni singola edizione del festival, senza eccezioni. È diventata quasi un inno: la celebre marcia di trionfo viene cantata allo stadio dai tifosi del Verona calcio.
Visitare l’Arena: di giorno e di notte
L’Arena è visitabile durante il giorno come museo e monumento: si accede alla cavea, si cammina sulle stesse gradinate dove sedevano gli spettatori romani, si osserva il palcoscenico dall’alto e dal basso. La struttura racconta duemila anni di storia in modo diretto — le pietre originali, i vomitori di accesso, i corridoi sotterranei, l’unico frammento dell’anello esterno superstite.
Di sera, durante la stagione estiva, l’esperienza cambia completamente. La 103ª edizione del Festival Lirico si svolge dal 12 giugno al 12 settembre 2026, con un cartellone che affianca i grandi titoli della tradizione operistica a concerti e eventi musicali. La tradizione vuole che ogni spettatore porti con sé una candela: quando le luci si abbassano e migliaia di fiammelle si accendono sulle gradinate, si crea uno degli effetti visivi più straordinari che Verona possa offrire. Non c’è amplificazione: voci e orchestra riempiono l’Arena grazie all’acustica naturale scoperta per caso da Zenatello un secolo fa.
FAQ
L’Arena fu costruita intorno al 30 d.C., tra il regno di Augusto e quello di Claudio. È uno degli anfiteatri romani meglio conservati al mondo, con una capienza originaria di circa trentamila spettatori. È più antica del Colosseo di Roma, che risale all’80 d.C.
Il Festival Lirico dell’Arena di Verona nacque il 10 agosto 1913, con la prima rappresentazione dell’Aida di Giuseppe Verdi, organizzata dal tenore veronese Giovanni Zenatello per celebrare il centenario della nascita di Verdi. Da allora la stagione si è svolta ogni anno, con le sole interruzioni delle due guerre mondiali e della pandemia del 2020.
L’Ala è l’unico frammento superstite dell’anello esterno originale dell’Arena, formato da quattro archi su tre ordini in pietra rossa veronese. Il resto dell’anello esterno fu demolito sotto Teodorico nel V-VI secolo per ricavarne materiale da costruzione, e ulteriormente danneggiato dal terremoto del 1117.
Sì. L’Arena è visitabile come monumento dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 19, eccetto nelle giornate di spettacolo. Si accede alla cavea, alle gradinate e alle strutture interne. Nei giorni di spettacolo serale l’orario di visita diurna è ridotto.
La tradizione della candela è una delle caratteristiche più iconiche della stagione lirica areniana. Quando le luci si abbassano e migliaia di fiammelle si accendono sulle gradinate, si crea un effetto visivo unico. La tradizione si è consolidata nel corso del Novecento ed è oggi parte integrante dell’esperienza.
Per chi vuole scoprire l’Arena con la profondità storica che merita, Verona Guide propone il servizio Opera lirica & Spettacoli in Arena: guide autorizzate accompagnano i visitatori nella scoperta del monumento prima dello spettacolo — per arrivare in Arena con il contesto storico e artistico che rende l’esperienza pienamente comprensibile — o dopo, per completare la serata con una lettura più profonda di quello che si è vissuto. Per informazioni sul calendario della stagione 2026 e sulla disponibilità delle guide, contattare Verona Guide.