Guida turistica a Verona: la città di Dante, non solo di Giulietta
Quasi tutti sanno che Verona è la città di Romeo e Giulietta. Pochissimi sanno che è anche la città di Dante — e che il Sommo Poeta ci ha vissuto quasi la metà del suo esilio, scrivendo qui una parte fondamentale della Divina Commedia.
Quando si arriva a Verona con l’idea di visitare il balcone di Giulietta, è difficile immaginare che quei stessi vicoli medievali, quelle stesse piazze, siano stati teatro di uno degli incontri più straordinari della storia della letteratura italiana: quello tra il più grande poeta del Medioevo e uno dei principi più potenti del Nord Italia. Un incontro che ha cambiato la Commedia, e forse anche Verona.
Dante a Verona: quasi la metà di un esilio
Nel 1302, Dante Alighieri viene condannato all’esilio dalla sua Firenze. Non tornerà mai più. Nei vent’anni che seguono, peregrina di corte in corte cercando rifugio e sostentamento. Ma nessuna tappa del suo esilio è lunga e fruttifera come Verona.
Ci arriva per la prima volta nel 1303, ospite di Bartolomeo della Scala, signore della città. Ci ritorna dal 1312 al 1318, questa volta ospite del fratello Cangrande. In totale, trascorre a Verona circa sette anni — quasi la metà dell’intero esilio. Non è un dettaglio marginale: è a Verona che Dante scrive buona parte del Paradiso, l’ultima e più complessa cantica della Commedia. E non è un caso.
Verona in quel momento è al culmine della sua potenza. Sotto gli Scaligeri, è diventata uno dei centri culturali più vivaci d’Italia: una corte aperta ad artisti, intellettuali, esuli politici. Un luogo dove Dante può leggere, studiare, scrivere — e dove trova la libertà che Firenze gli ha negato.
Cangrande della Scala: il mecenate immortalato in Paradiso
Il rapporto tra Dante e Cangrande della Scala è uno dei più affascinanti della storia culturale italiana. Cangrande era un principe straordinario: abile condottiero, politico scaltro, mecenate generosissimo. Boccaccio lo descriverà come “uno dei più magnifici Signori che dallo Imperatore Federico Secondo in qua si sapesse in Italia”.
Dante lo incontra già durante il primo soggiorno, quando Cangrande è ancora un ragazzo. Ma è nel secondo soggiorno, dal 1312, che i due diventano amici. Cangrande ospita il poeta nel suo palazzo — l’attuale Palazzo del Podestà in Piazza dei Signori — e lo sostiene economicamente, finanziando anche gli studi del figlio Pietro a Bologna.
Il riconoscimento di Dante è assoluto: dedica il Paradiso intero a Cangrande, in una celebre lettera in cui lo esalta come il principe che avrebbe potuto pacificare l’Italia. E nel canto XVII del Paradiso, l’antenato Cacciaguida profetizza a Dante il rifugio veronese con parole che ancora oggi si leggono su una targa in Piazza dei Signori: “Lo primo tuo refugio e ‘l primo ostello / sarà la cortesia del gran Lombardo / che ‘n su la scala porta il santo uccello”.
Secondo Boccaccio, Dante era solito inviare a Cangrande da sei a otto canti del Paradiso per volta, prima di pubblicarli. Il principe era il suo primo lettore.
I luoghi di Dante a Verona: una mappa nascosta nella città
Percorrere il centro storico di Verona con questa consapevolezza trasforma completamente l’esperienza. Quasi ogni angolo nasconde un riferimento dantesco.
Piazza dei Signori — che i veronesi chiamano semplicemente Piazza Dante — è il cuore del percorso. Al centro svetta la statua del poeta, realizzata nel 1865 in un atto che i contemporanei considerarono eversivo: dedicare un monumento al padre della lingua italiana mentre Verona era ancora occupata dagli Asburici significava dichiarare apertamente l’appartenenza alla nazione che stava nascendo. Intorno alla piazza si affacciano i palazzi degli Scaligeri, dove Dante era ospite. Una targa con i versi di Cacciaguida ne ricorda la presenza.
Poco distante, le Arche Scaligere custodiscono le tombe di Bartolomeo e Cangrande — i due mecenati di Dante. Dante non le ha mai viste: le Arche sono state costruite negli anni Trenta del Trecento, dopo la sua morte. Ma ha sicuramente pregato nella piccola chiesa di Santa Maria Antica accanto ad esse, tempio privato degli Scaligeri.
Più sorprendente ancora è il collegamento con Piazza delle Erbe. Questo era il quartiere dei Montecchi — la famiglia ghibellina che Dante cita nel Purgatorio accanto ai loro rivali Cappelletti. La casa-torre di Via Cappello 23, che oggi tutti conoscono come Casa di Giulietta, apparteneva davvero a una famiglia avversaria dei Montecchi. Dante ha camminato in questo quartiere conoscendo bene le faide che lo insanguinavano.
Il Palio, l’Inferno e una corsa che finì in letteratura
C’è un dettaglio di vita quotidiana veronese che Dante ha trasformato in uno dei passaggi più vividi dell’Inferno.
A Verona si correva da secoli un antico Palio: una gara a piedi lungo la via Postumia, il cui premio era un drappo di pregiata lana verde. Dante ha assistito a questa corsa durante il suo soggiorno. Ne è rimasto così colpito da usarla come metafora nel canto XV dell’Inferno, quando descrive le anime dei peccatori che corrono sotto una pioggia di fuoco: “Poi si rivolse, e parve di coloro / che corrono a Verona il drappo verde / per la campagna”.
Oggi, nei pressi di Porta Borsari — uno degli ingressi della città romana, sul tracciato dell’antico Palio — un’iscrizione sul muro riporta quei versi. Pochissimi turisti la notano. È uno di quei dettagli che si scoprono solo con una guida che sa dove guardare.
La Quaestio e l’ultimo atto veronese di Dante
Il 7 gennaio 1320 Dante torna a Verona per un’ultima visita. Nella chiesa di Sant’Elena, annessa alla Biblioteca Capitolare, tiene una conferenza pubblica davanti ai canonici e agli intellettuali della città: la cosiddetta Quaestio de Aqua et Terra, un trattato di fisica e cosmologia.
Sperava di ottenere una cattedra presso la scuola superiore veronese. Non andò così: l’incarico fu affidato a un certo Artemisio, maestro di logica. Dante lasciò Verona per Ravenna, dove morì l’anno seguente.
La Biblioteca Capitolare, che Dante quasi certamente frequentò durante il suo soggiorno — vi erano conservati testi di Tito Livio, Plinio e altri autori classici che cita nelle sue opere — è ancora aperta al pubblico ed è riconosciuta come la più antica biblioteca al mondo ancora in attività, fondata nel 517 d.C. Tra i suoi tesori conserva l’Indovinello Veronese, il più antico esempio di volgare italiano scritto.
Gli eredi di Dante vivono ancora a Verona
La storia di Dante a Verona non finisce con la sua morte. I figli Pietro e Jacopo lo raggiunsero in città, e Pietro si stabilì definitivamente a Verona, diventando notaio grazie al sostegno degli Scaligeri. La famiglia si insediò in un palazzo davanti alla chiesa di Santa Anastasia — l’edificio esiste ancora. Nella chiesa di San Fermo è ancora visibile la cappella degli Alighieri, con un grande giglio fiorentino nel frontone.
In seguito, Pietro acquistò una tenuta a Gargagnago in Valpolicella. Cinque secoli dopo, nel 1500, l’ultima discendente a portare il cognome Alighieri — Ginevra — sposò Marcantonio Serego. Per non perdere l’illustre nome, nacque la casata Serego Alighieri, che ancora oggi produce vino in Valpolicella, tra cui un celebre Amarone. Il nome di Dante è ancora, letteralmente, nelle radici di questa terra.
FAQ
Sì. Dante Alighieri soggiornò a Verona in due periodi distinti durante il suo esilio: dal 1303 al 1304, ospite di Bartolomeo della Scala, e dal 1312 al 1318, ospite di Cangrande della Scala. In totale trascorse circa sette anni in città — quasi la metà dell’intero esilio — e qui scrisse buona parte del Paradiso.
I principali luoghi danteschi nel centro storico di Verona sono: Piazza dei Signori (chiamata dai veronesi Piazza Dante), dove si trova la statua del poeta e i palazzi degli Scaligeri dove soggiornò; le Arche Scaligere con le tombe di Bartolomeo e Cangrande; la chiesa di Sant’Elena dove tenne la Quaestio de Aqua et Terra nel 1320; la Biblioteca Capitolare; la basilica di San Zeno, citata nel Purgatorio; e la chiesa di San Fermo, con la cappella degli Alighieri.
Cangrande della Scala fu il più importante mecenate di Dante durante l’esilio. Lo ospitò nel suo palazzo di Piazza dei Signori dal 1312 al 1318, lo sostenne economicamente e finanziò gli studi del figlio Pietro. Dante gli dedicò l’intera cantica del Paradiso in una celebre lettera, e lo immortalò nel canto XVII dello stesso Paradiso.
Sì, in più punti. Nel canto XVII del Paradiso, Cacciaguida profetizza a Dante l’ospitalità veronese. Nel canto XV dell’Inferno, la corsa del Palio di Verona diventa metafora per descrivere i dannati. Nel canto XVIII del Purgatorio compare l’abate di San Zeno. Nel Purgatorio sono anche citati i Montecchi, la famiglia veronese protagonista della saga che ispirerà Romeo e Giulietta.
Il modo più efficace è partecipare a una visita guidata tematica con guide esperte del patrimonio letterario veronese. Verona Guide propone un itinerario di circa due ore dedicato alla Verona di Dante, adatto sia agli adulti sia alle scolaresche, con un approccio storico-letterario accessibile a tutti.
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